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Sopralluogo con il Consorzio di Bonifica: in estate i lavori sul torrente Furba

Questa mattina il sindaco Edoardo Prestanti e l’assessore all’ambiente Federico Migaldi hanno effettuato un sopralluogo sul torrente Furba con Marco Bottino, presidente del Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, ed un ingegnere del consorzio stesso. Lo scopo del sopralluogo è stato quello di iniziare la pianificazione degli interventi di manutenzione sul torrente, nel tratto che da via Valle va verso monte: una zona di particolare pregio per le antiche pescaie che intervallano il corso del torrente.

Gli interventi che verranno messi in programma vedranno una cura delle pescaie danneggiate dal tempo ed una pulitura dell’alveo del corso d’acqua dai rami e tronchi di alberi caduti, che potrebbero risultare pericolosi soprattutto in caso di piene. Questo tipo di interventi sono volti a mantenere intatta la bellezza del bosco e del torrente stesso, garantendo allo stesso tempo la fruibilità in sicurezza dei sentieri.

“Questo tratto del torrente Furba – sottolineano sindaco e vicesindaco – è particolarmente importante dal punto di vista paesaggistico. I numerosi sentieri che attraversano questo bosco sono frequentati regolarmente da chi fa trekking e da chi va in mountain bike. Alcuni punti necessitano di una manutenzione per salvaguardare l’area dal rischio idrogeologico, pertanto con il Consorzio di Bonifica interverremo in maniera mirata per mantenere al contempo la bellezza e la sicurezza. Siamo sempre più convinti che il turismo verde sia il turismo del futuro e il nostro territorio si presta perfettamente a questo tipo di turismo. Valorizzare la sentieristica è quindi una delle priorità in questa direzione, che si inserisce nei progetti di tutela ambientale a tutto tondo”.

Nasce “Discover Carmignano”: il portale per la promozione turistica del nostro territorio

Un territorio da scoprire, da vivere, da amare. Nasce “Discover Carmignano” una nuova pagina voluta dall’Amministrazione Comunale per raccontare e promuovere il territorio del Montalbano, ricco di opportunità naturalistiche, artistiche ed enogastronomiche.
Un progetto che, nel suo lavoro durante i prossimi mesi, si pone l’obiettivo di far conoscere tutte le occasioni che offre Carmignano a chi la vorrà visitare, un luogo nel cuore della Toscana dove poter venire a cercare relax, ma anche punto strategico per poter visitare le principali città della nostra regione.

Dalla vetta del Montalbano non solo si domina Prato, ma s’intravede il Duomo di Firenze e si scorge la Valdelsa. La posizione è strategica per coloro che, venendo da lontano, vogliono poter visitare Firenze e le altre città d’arte toscane, senza rinunciare alla qualità della vita dei borghi medievali che costellano il suo territorio, agli itinerari verdi delle sue colline, alla possibilità di gustare i suoi prodotti tipici d’eccellenza.
Sulla pagina Facebook di “Discover Carmignano” troveremo un racconto fatto di immagini, storie e video che saprà incuriosire e intercettare chi, quando si potrà tornare a visitare il nostro Paese, vorrà trovare un luogo speciale. Ma allo stesso tempo, vuole essere uno stimolo per tutti quei toscani che, guardandosi intorno, stanno riscoprendo la bellezza unica del nostro territorio.

Carmignano, che si conferma tra i Comuni più verdi della Toscana, sia come conformazione territoriale sia come politiche messe in atto negli ultimi anni per la tutela dell’ambiente, si rivela meta ideale per un turismo ecosostenibile, dove gli sport e le attività nella natura vanno a braccetto con l’arte e la storia.
Tra i primi contenuti che stanno arricchendo la pagina, spiccano i video della serie “Cammin Facendo”, volti proprio a promuovere Carmignano come meta di chi ama un turismo lento e sostenibile, a passo d’uomo, lontano dal caos delle grandi città e a stretto contatto con la natura, la storia, l’arte e le sue bellezze. I video, realizzati dal videomaker pratese Jacopo Payar, sono pillole di un minuto l’una che mettono lo spettatore nei panni di chi, facendo un cammino nel territorio carmignanese (come suggerisce il titolo), ne scopre le bellezze nascoste. I primi tre video riguardano l’arte e la storia e sono dedicati rispettivamente all’archeologia con gli Etruschi, alle testimonianze del Medioevo e all’arte dal Rinascimento ad oggi. Seguiranno, uno a settimana, video sulle eccellenze enogastronomiche e sulle attività all’aria aperta.

“In un periodo storico nel quale i viaggi all’estero, ma anche fra le diverse regioni italiane, sono difficili da programmare, il turismo di prossimità si rivela la carta vincente da giocare. Non possiamo fare previsioni sicure sulla prossima estate, ma certamente il turismo lento sarà protagonista e noi siamo pronti ad accogliere quei turisti attenti al territorio che visitano”, commenta il sindaco Edoardo Prestanti.
“Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio non solo bello, ma anche variegato – aggiunge Stella Spinelli, assessore al Turismo – si può venire a Carmignano per una gita fuori porta, ma anche programmare un soggiorno lungo visto che siamo un’oasi di relax dal caos cittadino all’insegna del buen vivir”.

Inaugurata la casa studio Quinto Martini

Questa mattina è stata inaugurata la casa studio dell’artista Quinto Martini, al quale è dedicato il parco museo di Seano che ospita alcune sue opere. A tagliare il nastro: il sindaco Edoardo Prestanti, l’assessore alla Cultura Stella Spinelli ed il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

La casa studio è stata acquisita dal Comune nel 2009, mentre nel 2016 sono state donate le dagli eredi di Martini. L’inventario delle opere ha richiesto due anni di tempo e adesso la casa diventa ciò che Quinto Martini voleva che fosse: un luogo aperto ed inclusivo, fruito dalla cittadinanza. La casa studio ospita oggi oltre mille opere, tra dipinti, statue e calchi in gesso e cemento. Alcune delle statue più famose dell’artista sono esposte e sempre visibili a tutti nel vicino Parco Museo, mentre altre si trovano in musei italiani ed internazionali. Tra gli altri, ad ospitare le opere di Martini si sottolinea l’Hermitage di San Pietroburgo in Russia, oltre al Museo del Novecento a Firenze, dov’è conservata una scultura rappresentante un bombardamento durante la guerra.

Non appena le normative anti-covid lo permetteranno, la casa studio sarà aperta al pubblico ogni primo e terzo sabato del mese, dalle 10 alle 13 (in estate anche il pomeriggio). Sarà però possibile anche fissare visite in altri giorni ed orari, prendendo un appuntamento al numero 331.1437046.

Nei prossimi giorni saranno pubblicate due pillole video sulla pagina Facebook del Comune di Carmignano, grazie alle quali sia gli amministratori sia esperti di storia dell’arte e conoscitori di Quinto Martini ne racconteranno la vita e le opere, offrendo un tour virtuale nella casa, in attesa che si possano aprire le porte al pubblico.

 “Quinto voleva che le sue opere fossero di tutti i cittadini del mondo – spiega l’assessore Spinelli – e finalmente possiamo mostrare a tutti il luogo in cui lui si ritirava a creare. Oggi restituiamo alla cittadinanza questa casa, che non vivrà solo come un museo silenzioso e inerte, ma come luogo di accoglienza verso coloro che vogliano conoscere quest’arte”.

“Quest’inaugurazione è frutto di un lavoro collettivo che prosegue da anni – sottolinea il sindaco Prestanti – e che vede la preziosa collaborazione, tra gli altri, dell’Opificio delle Pietre Dure. Abbiamo riflettuto a lungo se fosse il caso di inaugurare un luogo bello come questo in un momento brutto come questo. Siamo arrivati alla conclusione che è giusto perché, citando un celebre autore russo, è la bellezza che salverà il mondo. Credo che in un momento così il nostro territorio abbia bisogno di bellezza e ispirazione, la stessa che Martini riusciva a carpire negli occhi dei contadini, degli artigiani, che vivevano qui”.

“Dare a tutti la possibilità di frequentare il luogo dove ha trovato ispirazione Quinto Martini – commenta il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani – è un’azione di grande interesse pubblico. È un territorio, questo, che lega il destino di grandi artisti: Martini è legato a Soffici, di Poggio a Caiano, dove produce le sue prime opere manifestando il proprio talento. La veranda trasformata in studio artistico, da cui si osservano le colline da lui rappresentate in molte opere, fa capire come questo territorio fosse caratterizzato da sempre da una forte vocazione culturale, che qui si ha fin dai tempi degli Etruschi. Avere un luogo come questo è una grande fortuna: Quinto Martini era un grande artista che è stato apprezzato non solo in Italia, ma nel mondo”.

Le riscoperte di “Leonardo e Bacchereto”

Il Comune di Carmignano organizza per domenica 6 settembre 2020 un evento d’eccezione nel contesto della Sagra del Fico di Bacchereto: la presentazione del volume “Leonardo e Bacchereto. Terra da far boccali”, a cura di Alessandro Vezzosi con i contributi di Maria Chiara Bettini, Giovanni Roncaglia, Agnese Sabato, Edizioni Polistampa. L’evento si terrà alle ore 16:45 presso la pieve di Santa Maria Assunta a Bacchereto, nei locali dell’Antiquarium delle maioliche di Bacchereto, sezione distaccata del Museo Archeologico di Artimino ‘Francesco Nicosia’. Seguirà la visita gratuita al Museo.

Il volume è stato fortemente voluto dall’assessore alla Cultura Stella Spinelli, per dare voce alle importanti novità scoperte su questo tema dagli studiosi che hanno curato il testo.

Si tratta di una pubblicazione che chiarisce, con dati certi e documenti anche inediti (prevalentemente ritrovati nell’Archivio di Stato di Firenze), un momento fondamentale ma trascurato della biografia di Leonardo; la sua presenza e la storia della sua famiglia in relazione a Bacchereto, compresa la “fornace da orcioli” e altri possedimenti; le origini e una serie di esperienze sorprendenti dell’artista con la “terra da far boccali” (l’argilla) grazie a una ricognizione nei manoscritti di Leonardo (dal Codice Atlantico a quelli di Madrid e dell’Istituto di Francia). La pubblicazione inizia con una illustrazione delle straordinarie testimonianze etrusche scoperte nel territorio di Carmignano e si conclude con la ricostruzione della presenza di numerose fornaci in almeno otto località di Bacchereto, con oltre sessantotto fornaciai, tra XIV e XVII secolo, quando questo borgo del Montalbano costituiva un centro di produzione della ceramica artistica, poi scomparso fino ai ritrovamenti ora qui raccolti nel Museo delle Antiche Maioliche.

Interverrà Andrea Pessina, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, che nella prefazione al volume ne riassume i contenuti ripercorrendo anzitutto le riscoperte archeologiche nel territorio.

“Sono felice di poter consegnare ai cittadini un libro serio e affidabile – commenta l’assessore alla cultura Stella Spinelli – che trasformerà una volta per tutte la leggenda su ‘Leonardo a Bacchereto’ in storia. Finalmente si potrà affermare con orgoglio che il Genio ha trascorso la sua infanzia anche fra le nostre colline, ispirandosi e formandosi”.

Alessandro Vezzosi (leonardista e critico d’arte), e Agnese Sabato (storica), con documenti inediti o rari dimostrano i rapporti con Bacchereto di Leonardo e della sua famiglia (degli Zoso di Bacchereto e dei Da Vinci), tramite la nonna del grande artista-scienziato, Lucia di ser Piero di Zoso, moglie di Antonio Da Vinci (che non era notaio e non si era limitato ad accudire in Vinci i possedimenti agricoli, ma aveva navigato in gioventù fino a Barcellona e in Marocco). Nonna Lucia era sorella di ser Baldassarre, notaio che – come il padre di Leonardo, ser Piero – lavorò per la famiglia di Machiavelli, abitava a Firenze nella piazza del quartiere di Santa Maria Novella e, dopo essersi ritirato a Bacchereto, cedette i suoi beni al nipote ser Piero Da Vinci. Di estremo interesse, per tali proprietà prima degli Zoso e poi dei Da Vinci, risultano gli accertamenti relativi alla loro “fornace da orcioli” e alla “chasa da signore” a Toia, confinante con San Biagio e Fusciano e con i beni della Pieve.

Inoltre i due studiosi inquadrano il patrigno fornaciaio di Leonardo, i sei biscugini a Bacchereto (tra cui un notaio, Giovanni) e le condizioni imposte da ser Piero al fratello Francesco per la gestione dei poderi di Bacchereto distanti in linea d’aria solo 6 km da Vinci (che oltre a vino, olio, grano e spelta, producevano panico, fave, orzo, biade, castagne, uova e fichi secchi…). Gli eredi di ser Piero Da Vinci, inclusa Violante, figlia di ser Giuliano (il più autorevole degli almeno 22 fratellastri di Leonardo) e di Alessandra Dini (menzionata nel Codice Atlantico), continuarono ad abitare a Toia nel XVI secolo…

Vezzosi evidenzia in particolare l’importanza straordinaria di alcune annotazioni di Leonardo. Migliaia di suoi fogli autografi sono andati perduti, soprattutto quelli del periodo giovanile fino al 1478, con l’eccezione del Paesaggio con la data 1473. La sua prima citazione di Vinci risale al 1494-1500. Fondamentale è quindi, in rapporto a Bacchereto, l’antecedente promemoria databile 1478 nel Codice Atlantico: “Francesco d’Antonio [lo zio] in Firenze e compa[re o ri] in Bacchereto…”.

Nei periodi successivi l’artista ricorderà spesso la sua pratica nelle fornaci e nel lavorare l’argilla. Dimostra per esempio la sua personale e diretta conoscenza di come si possono restaurare i vasi rotti quando sono ancora crudi e non quando sono già cotti. Dà importanza agli insegnamenti ricevuti dagli orciolai (“boccalari”) per molteplici applicazioni e nell’uso del tornio del vasaio, persino per misurare la velocità delle navi. “Adoperandomi io non meno in scultura che in pittura” scrive Leonardo, rivendicando un’arte per la quale era celebre ma criticando lo scolpire in marmo, mentre si esercitava nella modellazione della creta, ossia nella “plastica”, “sorella della pittura”.

Vezzosi formula e definisce più che credibile, quasi una certezza, l’ipotesi che Leonardo abbia iniziato giovanissimo a plasmare l’argilla nella fornace di Toia, anziché o non solo nella bottega del Verrocchio, nella quale eseguiva fra l’altro figure di terra per disegnare e dipingere i panneggi giovanili. Fece quasi sicuramente come suo nipote scultore, Pierfrancesco (Pierino Da Vinci), morto a soli 23 anni nel 1523: Vasari ricorda che “da sé senza maestro”, Pierino iniziò “a disegnare et a fare […] fantoccini di terra” e poi, a soli 12 anni, entrò nella bottega fiorentina di un amico di Leonardo, Baccio Bandinelli.

Il libro riassume infine la vicenda del tentativo fallito di Leonardo a Milano per il grandioso monumento Sforza, rimasto di terra e infine distrutto, ed esemplifica le sculture di terracotta che pure altri autorevoli studiosi hanno attribuito a Verrocchio e allo stesso Leonardo, riferibili al tempo in cui l’artista di Vinci lavorava nella bottega del suo maestro e frequentava pure Bacchereto (come dimostra il suo autografo intorno al 1478). Il capitolo su Leonardo scultore e la “terra da far boccali” si conclude con il tema dei disegni leonardiani non solo della forma di terracotta per stoviglie, ma persino di geometrie “optical” e nodi vinciani anche per la ceramica: una ricerca tuttora in progress.

Maria Chiara Bettini, archeologa, responsabile scientifico del Museo Archeologico di Artimino, illustra le riscoperte archeologiche nel Comune di Carmignano quindi nei dintorni di Bacchereto, precedenti a Leonardo, illustrando l’area archeologica di Pietramarina e le testimonianze di Artimino e Comeana. Aree che sicuramente sono state ampiamente frequentate dal giovane Leonardo. Si è occupata con Giovanni Roncaglia dell’allestimento della sezione di Bacchereto del Museo di Artimino dedicata alla sezione delle maioliche di Bacchereto.

Giovanni Roncaglia, archeologo medievista, sintetizza il tema suggestivo della riscoperta della produzione ceramica a Bacchereto da dove si era sviluppata soprattutto nei decenni precedenti e negli anni di Leonardo, poi scomparsa e dimenticata. Ricostruisce persino l’elenco delle fornaci attive in almeno otto località di Bacchereto, con la presenza di almeno sessantotto fornaciai, ed evidenzia come alcuni fornaciai baccheretani, in particolare Giunta di Tugio, abbiano avuto un ruolo significativo nella Firenze del Rinascimento. Le loro opere si conservano in prestigiosi musei europei, da Londra a San Pietroburgo, e persino negli USA e in Australia. In uno scavo a Firenze, dove si trovava la fornace del baccheretano Giunta di Tugio, sono stati ritrovati reperti che attestano una collaborazione certa tra lui e Luca Della Robbia.

Siglato l’accordo per la valorizzazione dei Tumuli di Montefortini e Boschetti

Dal 23 luglio è operativo l’accordo che definisce gli obiettivi e le modalità di gestione dell’Area Archeologica di Comeana (Tumuli di Montefortini e Boschetti) nato dalla collaborazione tra la Direzione regionale musei della Toscana e il Comune di Carmignano (PO)

L’accordo siglato il 23 luglio dal Direttore regionale musei della Toscana, Stefano Casciu, e il Sindaco del Comune di Carmignano, Edoardo Prestanti, inaugura una nuova fase nell’attività di valorizzazione dell’Area archeologica di Comeana. La Direzione regionale musei della Toscana, che gestisce una rete museale diffusa su tutto il territorio toscano, con ben 49 luoghi della cultura di competenza statale, nella sua azione di coordinamento territoriale delle attività di valorizzazione dei beni culturali ha adottato una politica di piena collaborazione con gli enti pubblici e privati e con le associazioni operanti nel territorio di propria competenza, promuovendo la gestione e la valorizzazione integrata del patrimonio culturale, nello spirito dell’art. 112 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Come dichiara Stefano Casciu, Direttore regionale musei della Toscana “l’accordo ora siglato col Comune di Carmignano va nella direzione di una sempre maggiore integrazione con gli Enti locali, che sul territorio possono dare un contributo fondamentale per la gestione di siti come questi, in stretta relazione con i musei civici e con le comunità locali, così attente alla valorizzazione del loro patrimonio”.

L’accordo con il Comune di Carmignano risponde a precise esigenze di integrazione tra il Museo Archeologico si Artimino ‘Francesco Nicosia’ e le aree archeologiche del territorio, in particolare, per la loro importanza e monumentalità, le tombe di Montefortini e Boschetti, i corredi delle quali sono esposti all’interno del museo. Il progetto museale, quindi, tiene conto di una forte integrazione con il contesto territoriale, sia negli aspetti didattici, sia nelle effettive possibilità e modalità di fruizione e valorizzazione. L’esigenza di una fruizione ampliata e integrata è avvertita in particolare dagli istituti scolastici che hanno come tappa fondamentale dell’attività formativa la visita al museo e alle aree archeologiche, e va anche nella direzione di articolare e arricchire l’offerta turistica del territorio. L’accordo mira quindi alla creazione di un percorso unitario di visita, già sperimentato in passato, ma ora gestito principalmente dal Comune, che si snoda tra l’Area Archeologica di Comeana e il Museo “F. Nicosia”, con il supporto, in particolare per gli aspetti programmatici e scientifici, della Direzione regionale. Una recentissima prova generale della fattibilità e della potenzialità della collaborazione, che fa seguito ad altre esperienze simili degli anni passati, si è avuta in occasione dell’apertura serale dell’area archeologica per le Notti dell’Archeologia 2020 che ha dimostrato come i tumuli si possano ben prestare anche ad iniziative straordinarie, in grado di arricchire l’offerta culturale e attirare un pubblico più vasto.

L’area di Carmignano conserva splendidi esempi di architettura funeraria tra i più importanti della Toscana e che sono la testimonianza della prosperità del territorio nella fase orientalizzante della civiltà etrusca, tra la fine dell’VIII e gli inizi del VI sec. a.C. Il più imponente monumento funerario della zona è il Tumulo di Montefortini, una collinetta artificiale oggi alta dodici metri, che ospita due tombe: la più antica è una tomba circolare (tholos) con il diametro di oltre sette metri e visitabile dall’alto grazie ad un percorso rialzato da cui si può ammirare la copertura ”a falsa cupola”. Il ricchissimo corredo funerario recuperato all’interno della tomba (databile intorno al 640-630 a. C.) comprende molti materiali preziosi, come due incensieri di bucchero decorati a traforo, un’eccezionale coppa di vetro turchese e una nutrita serie di oggetti in avorio decorato. Adiacente alla tholos si trova un’altra tomba a camera rettangolare, fatta costruire dalla stessa famiglia aristocratica, con un monumentale corridoio d’ingresso (dromos) a cielo aperto, un vestibolo quadrangolare e infine la camera, entrambi con una copertura “a falsa volta”.

Poco distante dal Tumulo di Montefortini si trova il Tumulo di Boschetti. Si tratta anche in questo caso di una tomba a tumulo, erosa nella parte sommitale dai secolari lavori agricoli. All’interno di questa struttura era ricavata una camera rettangolare, accuratamente pavimentata e sigillata da un lastrone di pietra, preceduta da un vestibolo, al quale si accedeva attraverso un corridoio, chiuso a sua volta da un altro grande lastrone di pietra serena, materiale utilizzato anche per la costruzione del resto della tomba. Attualmente l’architettura è conservata per un’altezza massima di 1,25 metri. In questa struttura vennero recuperati diversi materiali di corredo, databili tra il 670 e la metà del VII sec. a.C.

“Si tratta di un’importantissima iniziativa”, commenta il sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti. “Tramite la collaborazione con la soprintendenza, si apre un’opportunità irripetibile per il nostro territorio. La civiltà etrusca rappresenta infatti la culla identitaria di Carmignano, duemila anni di storia che hanno lasciato tracce indelebili nel presente della comunità locale”.

“Questa collaborazione e la gestione diretta del tumolo di Montefortini – aggiunge l’assessore alla cultura Stella Spinelli – ci permettono di ampliare e valorizzare ancora di più il patrimonio etrusco presente nel nostro Comune. Un altro passo nella crescita culturale e turistica di Carmignano, che sempre di più sta puntando su quel turismo culturale e sostenibile di cui la rete archeologico museale costituisce un tassello fondamentale”.

Intoscana intour fa tappa nei Comuni Medicei

Intoscana intour, format social e video ideato e realizzato dalla redazione di Intoscana.it, testata giornalistica e piattaforma multimediale e multicanale di Fondazione Sistema Toscana, arriva nei due Comuni medicei. Martedì e mercoledì prossimo (27 e 28 agosto) le telecamere di Intoscana.it gireranno tra Poggio a Caiano e Carmignano per catturarne le tipicità culturali, enogastronomiche e artigianali.

Intoscana intour è pensato, infatti, per narrare un luogo a 360 gradi cogliendone tutti gli aspetti: da quelli turistici a quelli più legati alla vita e alla tradizione socio-economica.

“Siamo molto grati a Fondazione Sistema Toscana e al suo staff per l’attenzione verso i Comuni medicei – commenta l’assessore al Turismo e alle attività produttive di Poggio a Caiano Giacomo Mari – Tra Poggio e Carmignano esiste da sempre una sinergia e una comunione di intenti che ci vede collaborare per far conoscere quanto più possibile del nostro patrimonio storico, culturale, ambientale ed imprenditoriale”.

Dopo aver raccontato le bellezze della Valdinievole, dell’isola del Giglio, di Porto Santo Stefano e prima di imbarcarsi alla volta dell’Isola dell’Elba, in questo stralcio di fine estate, protagonisti del racconto guidato da Simona Bellocci, vice direttore di Intoscana.it e da Salvatore Bruno, social media editor del portale, saranno, dunque, la storia che a Poggio a Caiano passa inevitabilmente dalla Villa Medicea, le attività produttive, come quella dei fichi secchi, che hanno reso Carmignano famosa in tutto il mondo, ma anche i nuovi business che in questa vasta area alle pendici del Montalbano stanno facendo registrare una forte crescita aprendo nuove opportunità anche commerciali.

Un esempio? Il turismo del wedding trainato dalla presenza sul territorio di ville di straordinaria bellezza come la Ferdinanda di Artimino e Il Cerretino di Bonistallo, location perfette per i novelli sposi per incorniciare il loro giorno più bello.

“Una preziosa occasione per far conoscere ancora di più le peculiarità del nostro territorio anche a livello imprenditoriale – ribadisce l’assessore al Turismo di Carmignano Stella Spinelli che aggiunge – Fondamentale è la stretta sinergia tra le istituzioni, non solo con il Comune di Poggio a Caiano ma anche con la Regione Toscana, essendo intoscana.it il portale ufficiale della Regione, che così ci aiuta a promuovere oltre i confini le nostre bellezze”. 

Intoscana Intour è un format televisivo ma anche social e sarà possibile seguirlo sui canali Facebook e Instagram di Intoscana.it, sul portale della testata regionale e sui canali tv che lo trasmetteranno.

Necropoli di Prato Rosello: siglato un accordo tra Comune, Soprintendenza e Artimino Spa per la fruizione dell’area etrusca

Comune di Carmignano, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e Artimino Spa insieme per la tutela, la valorizzazione e lo sviluppo del patrimonio culturale e artistico del territorio. E’ stato infatti firmato un protocollo d’intesa di durata triennale per una miglior fruizione della necropoli di Prato Rosello, l’area etrusca di Artimino immersa nella macchia mediterranea. Sorta sul crinale che digrada verso l’Arno dal poggio della Villa medicea di Artimino, i suoi tumuli hanno restituito ricchi corredi databili tra la fine dell’VIII e il V secolo a. C., esposti ora al Museo Archeologico Francesco Nicosia di Artimino.

“Un tassello importante nell’ottica della promozione della conoscenza del patrimonio storico e per favorire lo sviluppo turistico del nostro territorio – ha spiegato l’assessore alla Cultura -. La necropoli di Prato Rosello sarà così più facilmente fruibile alle scuole, ai turisti e non solo. Un accordo importante che, aggiunto all’inaugurazione di domenica scorsa della sezione distaccata del Museo di Artimino con l’esposizione permanente delle antiche maioliche di Bacchereto, va ad arricchire la già vasta offerta del parco archeologico carmignanese”.

Un accordo importante, l’avvio di una collaborazione sempre più stretta tra la società, il Comune e la Soprintendenza, grazie al quale la Soprintendenza ha consegnato al Comune di Carmignano le chiavi per l’accesso ai tumuli. Il Comune si impegna così a garantire la fruizione dei tumuli con visite guidate su prenotazione, oltre che il mantenimento del decoro e la pulizia dell’area, mediante anche il taglio dell’erba attorno ai tumuli e lungo i sentieri che li collegano. Artimino spa, proprietaria della strada campestre che conduce alla necropoli di Prato Rosello e del terreno sul quale insistono i tumuli, risistemerà la strada sterrata che da via Lazzera conduce alla necropoli. Un intervento importante che consentirà così di agevolare le visite all’area archeologica. La Soprintendenza, che si è dimostrata fin da subito favorevole a questo accordo, mantiene le sue competenze per la tutela dell’area, esercitando attività di vigilanza.

“Una grande opportunità, rivedere fiorire le tombe nella loro bellezza è una grande gioia – ha precisato l’amministratore delegato di Artimino Spa Francesco Spotorno Olmo -. Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare per una miglior fruizione e valorizzazione del ricco patrimonio storico e culturale carmignanese”.