{"id":2248,"date":"2020-09-03T14:51:45","date_gmt":"2020-09-03T12:51:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/?p=2248"},"modified":"2020-09-03T14:51:45","modified_gmt":"2020-09-03T12:51:45","slug":"le-riscoperte-di-leonardo-e-bacchereto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/?p=2248","title":{"rendered":"Le riscoperte di \u201cLeonardo e Bacchereto\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">Il Comune di Carmignano organizza per domenica 6 settembre 2020 un evento d\u2019eccezione nel contesto della Sagra del Fico di Bacchereto: la presentazione del volume&nbsp;<strong>\u201cLeonardo e Bacchereto. Terra da far boccali\u201d<\/strong>, a cura di Alessandro Vezzosi con i contributi di Maria Chiara Bettini, Giovanni Roncaglia, Agnese Sabato, Edizioni Polistampa. L\u2019evento si terr\u00e0 alle ore 16:45 presso la pieve di Santa Maria Assunta a Bacchereto, nei locali dell\u2019Antiquarium delle maioliche di Bacchereto, sezione distaccata del Museo Archeologico di Artimino \u2018Francesco Nicosia\u2019. Seguir\u00e0 la visita gratuita al Museo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume \u00e8 stato fortemente voluto dall\u2019assessore alla Cultura<strong>&nbsp;Stella Spinelli<\/strong>, per dare voce alle importanti novit\u00e0 scoperte su questo tema dagli studiosi che hanno curato il testo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una pubblicazione che chiarisce, con dati certi e documenti anche inediti (prevalentemente ritrovati nell\u2019Archivio di Stato di Firenze), un momento fondamentale ma trascurato della biografia di Leonardo; la sua presenza e la storia della sua famiglia in relazione a Bacchereto, compresa la \u201cfornace da orcioli\u201d e altri possedimenti; le origini e una serie di esperienze sorprendenti dell\u2019artista con la \u201cterra da far boccali\u201d (l\u2019argilla) grazie a una ricognizione nei manoscritti di Leonardo (dal Codice Atlantico a quelli di Madrid e dell\u2019Istituto di Francia). La pubblicazione inizia con una illustrazione delle straordinarie testimonianze etrusche scoperte nel territorio di Carmignano e si conclude con la ricostruzione della presenza di numerose fornaci in almeno otto localit\u00e0 di Bacchereto, con oltre sessantotto fornaciai, tra XIV e XVII secolo, quando questo borgo del Montalbano costituiva un centro di produzione della ceramica artistica, poi scomparso fino ai ritrovamenti ora qui raccolti nel Museo delle Antiche Maioliche.<\/p>\n\n\n\n<p>Interverr\u00e0&nbsp;<strong>Andrea Pessina<\/strong>, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la citt\u00e0 metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, che nella prefazione al volume ne riassume i contenuti ripercorrendo anzitutto le riscoperte archeologiche nel territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono felice di poter consegnare ai cittadini un libro serio e affidabile \u2013 commenta l\u2019assessore alla cultura&nbsp;<strong>Stella Spinelli<\/strong>&nbsp;\u2013 che trasformer\u00e0 una volta per tutte la leggenda su \u2018Leonardo a Bacchereto\u2019 in storia. Finalmente si potr\u00e0 affermare con orgoglio che il Genio ha trascorso la sua infanzia anche fra le nostre colline, ispirandosi e formandosi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alessandro Vezzosi<\/strong>\u00a0(leonardista e critico d\u2019arte), e\u00a0<strong>Agnese Sabato<\/strong>\u00a0(storica), con documenti inediti o rari dimostrano i rapporti con Bacchereto di Leonardo e della sua famiglia (degli Zoso di Bacchereto e dei Da Vinci), tramite la nonna del grande artista-scienziato,<strong>\u00a0Lucia di ser Piero di Zoso, moglie di Antonio Da Vinci<\/strong>\u00a0(che non era notaio e non si era limitato ad accudire in Vinci i possedimenti agricoli, ma aveva navigato in giovent\u00f9 fino a Barcellona e in Marocco). Nonna Lucia era sorella di ser Baldassarre, notaio che \u2013 come il padre di Leonardo, ser Piero \u2013 lavor\u00f2 per la famiglia di Machiavelli, abitava a Firenze nella piazza del quartiere di Santa Maria Novella e, dopo essersi ritirato a Bacchereto, cedette i suoi beni al nipote ser Piero Da Vinci. Di estremo interesse, per tali\u00a0<strong>propriet\u00e0 prima degli Zoso e poi dei Da Vinci<\/strong>, risultano gli accertamenti relativi alla loro\u00a0<strong>\u201cfornace da orcioli\u201d<\/strong>\u00a0e alla\u00a0<strong>\u201cchasa da signore\u201d a Toia<\/strong>, confinante con San Biagio e Fusciano e con i beni della Pieve.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre i due studiosi inquadrano il patrigno fornaciaio di Leonardo, i sei biscugini a Bacchereto (tra cui un notaio, Giovanni) e le condizioni imposte da ser Piero al fratello Francesco per la gestione dei poderi di Bacchereto distanti in linea d\u2019aria solo 6 km da Vinci (che oltre a vino, olio, grano e spelta, producevano panico, fave, orzo, biade, castagne, uova e fichi secchi\u2026). Gli eredi di ser Piero Da Vinci, inclusa Violante, figlia di ser Giuliano (il pi\u00f9 autorevole degli almeno 22 fratellastri di Leonardo) e di Alessandra Dini (menzionata nel Codice Atlantico), continuarono ad abitare a Toia nel XVI secolo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Vezzosi evidenzia in particolare l\u2019importanza straordinaria di alcune annotazioni di Leonardo. Migliaia di suoi fogli autografi sono andati perduti, soprattutto quelli del periodo giovanile fino al 1478, con l\u2019eccezione del&nbsp;<em>Paesaggio<\/em>&nbsp;con la data 1473. La sua prima citazione di Vinci risale al 1494-1500.&nbsp;<strong>Fondamentale \u00e8 quindi, in rapporto a Bacchereto, l\u2019antecedente promemoria databile 1478 nel Codice Atlantico: \u201cFrancesco d\u2019Antonio [lo zio] in Firenze e compa[re&nbsp;<em>o<\/em>&nbsp;ri] in Bacchereto\u2026\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei periodi successivi l\u2019artista ricorder\u00e0 spesso la sua pratica nelle fornaci e nel lavorare l\u2019argilla. Dimostra per esempio la sua personale e diretta conoscenza di come si possono restaurare i vasi rotti quando sono ancora crudi e non quando sono gi\u00e0 cotti.\u00a0D\u00e0 importanza agli insegnamenti ricevuti dagli orciolai (\u201cboccalari\u201d) per molteplici applicazioni e nell\u2019uso del tornio del vasaio, persino per misurare la velocit\u00e0 delle navi. \u201cAdoperandomi io non meno in scultura che in pittura\u201d scrive Leonardo, rivendicando un\u2019arte per la quale era celebre ma criticando lo scolpire in marmo, mentre si esercitava nella modellazione della creta, ossia nella \u201cplastica\u201d, \u201csorella della pittura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vezzosi formula e definisce pi\u00f9 che credibile, quasi una certezza, l\u2019ipotesi che Leonardo abbia iniziato giovanissimo a plasmare l\u2019argilla nella fornace di Toia, anzich\u00e9 o non solo nella bottega del Verrocchio<\/strong>, nella quale eseguiva fra l\u2019altro figure di terra per disegnare e dipingere i panneggi giovanili. Fece quasi sicuramente come suo nipote scultore, Pierfrancesco (Pierino Da Vinci), morto a soli 23 anni nel 1523: Vasari ricorda che \u201cda s\u00e9 senza maestro\u201d, Pierino inizi\u00f2 \u201ca disegnare et a fare [\u2026] fantoccini di terra\u201d e poi, a soli 12 anni, entr\u00f2 nella bottega fiorentina di un amico di Leonardo, Baccio Bandinelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro riassume infine la vicenda del tentativo fallito di Leonardo a Milano per il grandioso monumento Sforza, rimasto di terra e infine distrutto, ed esemplifica le sculture di terracotta che pure altri autorevoli studiosi hanno attribuito a Verrocchio e allo stesso Leonardo, riferibili al tempo in cui l\u2019artista di Vinci lavorava nella bottega del suo maestro e frequentava pure Bacchereto (come dimostra il suo autografo intorno al 1478). Il capitolo su\u00a0<em>Leonardo scultore<\/em>\u00a0e la \u201cterra da far boccali\u201d si conclude con il tema dei disegni leonardiani non solo della forma di terracotta per stoviglie, ma persino di geometrie \u201coptical\u201d e nodi vinciani anche per la ceramica: una ricerca tuttora in progress.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Maria Chiara Bettini<\/strong>, archeologa, responsabile scientifico del Museo Archeologico di Artimino, illustra le riscoperte archeologiche nel Comune di Carmignano quindi nei dintorni di Bacchereto, precedenti a Leonardo, illustrando l\u2019area archeologica di Pietramarina e le testimonianze di Artimino e Comeana. Aree che sicuramente sono state ampiamente frequentate dal giovane Leonardo. Si \u00e8 occupata con Giovanni Roncaglia dell\u2019allestimento della sezione di Bacchereto del Museo di Artimino dedicata alla sezione delle maioliche di Bacchereto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Giovanni Roncaglia<\/strong>, archeologo medievista, sintetizza il tema suggestivo della riscoperta della produzione ceramica a Bacchereto da dove si era sviluppata soprattutto nei decenni precedenti e negli anni di Leonardo, poi scomparsa e dimenticata. Ricostruisce persino l\u2019elenco delle fornaci attive in almeno otto localit\u00e0 di Bacchereto, con la presenza di almeno sessantotto fornaciai, ed evidenzia come alcuni fornaciai baccheretani, in particolare Giunta di Tugio, abbiano avuto un ruolo significativo nella Firenze del Rinascimento. Le loro opere si conservano in prestigiosi musei europei, da Londra a San Pietroburgo, e persino negli USA e in Australia. In uno scavo a Firenze, dove si trovava la fornace del baccheretano Giunta di Tugio, sono stati ritrovati reperti che attestano una collaborazione certa tra lui e Luca Della Robbia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Comune di Carmignano organizza per domenica 6 settembre 2020 un evento d\u2019eccezione nel contesto della Sagra del Fico di Bacchereto: la presentazione del volume&nbsp;\u201cLeonardo e Bacchereto. Terra da far boccali\u201d, a cura di Alessandro Vezzosi con i contributi di Maria Chiara Bettini, Giovanni Roncaglia, Agnese Sabato, Edizioni Polistampa. L\u2019evento si terr\u00e0 alle ore 16:45 &hellip; <a href=\"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/?p=2248\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Le riscoperte di \u201cLeonardo e Bacchereto\u201d<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":2249,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0},"categories":[12,3,15],"tags":[106,2,109,105,107,108],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2248"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2248"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2248\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2250,"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2248\/revisions\/2250"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/2249"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ilgiornaledicarmignano.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}